Le ipotesi in cui i creditori del defunto possono aggredire il patrimonio personale dell’erede che ha accettato l’eredità con beneficio di inventario

Cosa significa accettare l’eredità con beneficio di inventario?

L’art. 470 c.c. stabilisce che l’eredità può essere accettata non solo puramente e semplicemente ma anche col beneficio di inventario.

Ebbene, mentre la prima forma di accettazione comporta la c.d. “confusione” del patrimonio del defunto con quello personale dell’erede e pertanto quest’ultimo pagherà i debiti ereditari anche se di ammontare superiore al valore dell’intera eredità, con l’accettazione con beneficio di inventario l’erede, per contro, mantiene distinto il proprio patrimonio da quello del de cuius.

Tale circostanza gli consentirà in effetti di saldare tutti i debiti ereditari, compresi i legati, le disposizioni modali, le spese funerarie e le altre passività di natura civilistica, soltanto entro il valore dei beni pervenutigli per successione.

Questo tipo di accettazione costituisce una fattispecie a formazione progressiva in quanto, per produrre i propri effetti, deve necessariamente essere preceduta o seguita dalla redazione di un inventario contente in dettaglio la descrizione dei singoli beni, dei crediti e dei debiti presenti nell’asse ereditario.

A seguito della dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario, si procede all’iscrizione della stessa nel registro delle successioni e alla sua trascrizione nei registri immobiliari per la conoscibilità nei confronti del ceto creditorio del defunto.

Quali effetti produce?

Come brevemente accennato, l’effetto principale dell’accettazione con beneficio di inventario è proprio quello di tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede.

In altri termini, ci si ritrova dinanzi a due distinte masse patrimoniali:

  1. a) la prima, costituita dal patrimonio personale dell’erede, liberamente aggredibile dai creditori personali di quest’ultimo a mezzo di esecuzione forzata;
  2. b) la seconda, composta invece dai beni ereditari, aggredibile da ogni tipologia di creditore ma con la dovuta precisazione che nel concorso tra i creditori personali e quelli ereditari a prevalere sono questi ultimi essendo i primi posposti ai secondi.

Inoltre, ai sensi dell’art. 490 c.c.l’erede conserva verso l’eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte.

Malgrado il vivace dibattito sorto intorno alla norma in questione, si ritiene che la stessa confermi il dato per il quale l’accettazione beneficiata non produce i propri effetti unicamente sotto il profilo contabile, bensì anche sotto l’aspetto reale.

Ciò che si intende dire è che in caso di accettazione con beneficio di inventario, l’erede ottiene comunque la piena titolarità dei beni ereditari.

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A ciò si aggiunge che la richiamata norma dichiara espressamente che l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore di beni a lui pervenuti.

Ne consegue pertanto che:

  1. a) l’erede beneficiato risponderà dei debiti ereditari non oltre il valore dei beni ottenuti per successione ossia “intra vires hereditatis“;
  2. b) ogni debito ereditario sarà pagato “con”i beni ereditari fino alla concorrenza del loro valore e non già mediante beni facenti parte del patrimonio personale dell’erede.

Fonte:  (www.StudioCataldi.it)